Turista a Enna

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Mercoledì, 23 Ottobre 2013 10:11

Cenni storici

La nascita della città si perde nella notte dei tempi, i primi resti sono quelli riconducibili ad un abitato dell'età del rame posto nell'area di Via Borremans.

Con i primi contatti tra gli indigeni siculi ed i greci, quindi intorno al VII sec a.C. Enna inizia a uscire dalle nebbie della preistoria. Essa compare con il nome antico Henna, che con ogni probabilità risale all'antica lingua indigena preindoeuropea ed è quindi non più comprensibile nel suo significato originario.

La città, importante per la sua posizione centrale, pare aver fatto da centro attrattore per i centri che allora sorgevano nei suoi dintorni sino a decretarne la scomparsa e la organizzazione di una polis sull'altipiano.

Da allora il binomio Henna-Demetra diverrà inscindibile e la città acquisirà grande fama per il santuario posto sulla cima della sua acropoli.

Siracusa riuscirà a farla gravitare nella sua orbita politica e vi insedierà un tiranno, Aimnestos.

Conquistata dai romani con la prima guerra punica vide i suoi cittadini massacrati nel teatro. La città fu dichiarata Civitas decumana, costretta cioè a pagare la decima sulla produzione granaria ma libera di governarsi con i suoi magistrati. Nel II sec. a.C. (136/132) qui scoppiò la prima guerra servile con gli schiavi guidati da Euno, un colto schiavo siriano che riuscì a tenere in scacco i romani per diversi anni.

Durante gli ultimi anni del I sec. Enna sarà tra le città saccheggiate dalle rapine del pretore Verre e vedrà l'arrivo di Cicerone che descriverà i luoghi con grande dettaglio nelle sue "Verrine".

Il cristianesimo giungerà ad Enna con San Pancrazio che evangelizzerà i poveri Fulloni della parte bassa della città sostituendo a Demetra il culto della Madonna di Valverde.

Caduto l'impero romano, passata la parentesi gotica, Enna, oramai conosciuta come Castrum Hennae, diverrà bizantina e giocherà una delle sue più gloriose pagine con il lungo assedio arabo che terminerà nell'859. Con gli arabi la città assumerà una veste del tutto nuova con un tessuto urbano interamente rinnovato e con una popolazione mista e dedita a importanti produzioni agricole e commerciali. Sarà capoluogo di una "Taifa" sino alla conquista normanna.

Caduto l'ultimo emiro, Ibn Hamud, la città accoglierà una guarnigione normanna ma manterrà una popolazione mista in cui gli arabi ed i "greci" cioè i siciliani ortodossi, rappresenteranno una grossa fetta insieme ai tanti giudei della Giudecca.

Alla fine della dinastia normanna Enna tenterà di affrancarsi riconoscendo re non Enrico VI ma Guglielmo Monaco, un ennese, ed affrontando il duro assedio dell'imperatore tedesco. Memore di questa vicenda Federico II farà ricostruire interamente il grande castello regio e molto probabilmente la Torre ottagona. Nel regno di Manfredi ma anche poi con la guerra del Vespro, Enna si dichiarerà più volte libero comune con un lungo e spesso tragico anelito alla libertà.

Con Federico III d'Aragona la città sarà sede della corte reale e vedrà la costruzione della bella chiesa Madre e di tanti palazzi nobiliari gotico catalani.

L'importanza della città nel periodo vicereale e sino alla guerra di successione sarà mano a mano scemata anche a causa del diminuito ruolo militare e della nascita, addirittura in alcuni casi nel suo territorio di comarca, di nuovi centri feudali (Santa Caterina Villarmosa, Valguarnera, Leonforte, Nissoria e Villarosa). Agli inizi del XVIII sec. sarà ospite della città il nuovo Re di Sicilia Vittorio Amedeo poco prima dell'ulteriore passaggio della corona ai Borboni.

Dalla fine del XVIII sec. ma soprattutto con il XIX la città vedrà il boom della produzione dello zolfo con la apertura di centinaia di miniere piccole e grandi e con l'afflusso di nuovi imprenditori sia del diretto settore minerario che dell'indotto (artigiani, carrettieri, caporali di maestranza).

Da allora ai giorni nostri Enna sarà sempre città demaniale e libera, rappresentata in parlamento e patria di grandi uomini. Dimenticata dai Borboni si riscatterà nel 1926 con l'elevazione a capoluogo e il ritorno all'antico nome di Enna.

 

Giuseppe Amato

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