natale

Feste Religiose ed Eventi

Maria Santissima della Visitazione

Maria Santissima della Visitazione è uno degli appellativi con cui la Chiesa cattolica venera Maria, madre di Gesù, colei che porta la Grazia per eccellenza cioè Cristo, e che va a far visita alla cugina santa Elisabetta. Liturgicamente dalla Chiesa viene ricordata il 31 maggio; ad Enna invece è rimasta con l'antica data del 2 luglio, periodo probabilmente mutuato dagli antichi rituali pagani in onore della Dea Cerere durante il periodo delle messi;
dagli stessi rituali deriva anche l’uso di vesti bianche per i “portatori” dell’effige in processione, e l’uso della cerimonia della processione stessa. Maria SS. della Visitazione, infatti nel 1412, sostituì il culto pagano di Cerere Dea delle messi e protettrice di Enna. Il Duomo di Enna, cattedrale di enorme valenza artistica, è stato eretto in onore della Madonna della Visitazione patrona della città tra il 400 e il 500. Il 2 luglio per la città di Enna è un giorno festoso,  in questa data si riversano in città migliaia di
fedeli e di turisti che affollano le vie principali del centro storico per assistere alla processione della statua della Madonna ricoperta interamente di ori e pietre preziose facenti parte del tesoro del Duomo custodito presso il Museo Alessi di Enna.
Nel corso delle celebrazioni, il fercolo viene portato a spalla da oltre cento uomini scalzi, noti come gli “ignudi”.La processione parte dal Duomo, che si trova nella parte orientale della città, e si svolge alla volta della Chiesa di Montesalvo, che si trova dalla parte opposta. Durante il faticoso percorso la processione fa tappa in numerose piazze, dove vengono esplose salve di cannone, le cosiddette "sarbiate", che sono offerte dalla cittadinanza. All'arrivo a Montesalvo dall'omonima chiesa escono correndo le statue di san Zaccaria e di santa Elisabetta, che vanno incontro alla Madonna. Subito si sparano fragorosi colpi di cannone, e subito dopo l'entrata in chiesa del fercolo partono i fuochi d'artificio in una suggestiva cornice. I festeggiamenti proseguono fino a tarda serata con concerti e intrattenimenti di vario tipo.
L’arrivo della sacra immagine della Madonna della visitazione in Enna è legato alla leggenda. La preziosa statua, intagliata a mano nel legno, fu acquistata a Venezia e spedita su un veliero che fece naufragio a Capo Spartivento. La cassa che la conteneva, venne sospinta dalle onde fino al porto di Messina  e furono i messinesi a rendere per primi omaggio alla madonna che veniva dal mare. A malincuore essi la cedettero agli ennesi che, su un carro trainato da quattro bianche giovenche, la portarono sino alle pendici della città. Quando però si trattò di posare la effige sul fercolo per trasferirla al duomo, nella cappella a lei dedicata, il suo peso diventò tale che né il clero né i nobili riuscirono a sollevarla. Diventò invece leggero nelle mani dei contadini che, abbandonato il lavoro e accorsi dai campi vicini, potevano assolvere il delicato compito; è questo il motivo per cui, ancora fino a qualche anno fa, spettava ai contadini tramandarsi da padre in figlio l’onore di portare in processione il simulacro della Vergine, uso che ormai si è perso. Poiché questo accadde il 29 giugno 1412, in questa data, ogni anno, con una solenne cerimonia si ricorda l’avvenimento. Anche il percorso che la processione  segue è legato ad una delicata vicenda; i Dignitari della chiesa maggiore ed i Senatori dell’Università, il 30 giugno 1413 affidarono al volo di 25 bianche colombe, poste prima in una gabbia davanti l’altare della madonna e poi lasciate libere, la scelta del tragitto che il sacro corteo doveva percorrere per andare dal Duomo a Monte Salvo e per tornare a distanza di 15 giorni di nuovo al Duomo. Durante i primi secoli, secondo quanto scrisse padre Giovanni Cappuccino, la festa della patrona fu tra le più belle di Sicilia ed il suo splendore richiamava gente da tutta l’isola. Ancora oggi la manifestazione è molto seguita.

Settimana Santa

La Settimana Santa ad Enna è senza dubbio uno dei momenti più suggestivi per visitare la città, i riti che vengono celebrati risalgono al periodo della dominazione spagnola tra il XV-XVII sec. d.C. In quel periodo le Confraternite, che già esistevano come corporazioni di arti e mestieri, vennero autorizzate a costituirsi liberamente come organizzazioni religiose per promuovere il culto ricevendo dai sovrani privilegi e norme precise. I loro ruoli nella vita sociale della città erano di primo piano: sostentamento dei poveri, assistenza agli ammalati, ai condannati a morte e molti altri ancora. Oggi tali realtà sono ben diverse; delle 34 esistenti nel 1740 ne sopravvivono solo 15 che si occupano di animare la Settimana Santa e contribuiscono a solennizzare attivamente gli eventi religiosi più significativi della città.
I riti della Settimana Santa ad Enna hanno inizio la mattina della Domenica delle Palme con la processione che ricorda l’entrata di Gesù a Gerusalemme. Nel pomeriggio della stessa giornata iniziano invece le processioni delle confraternite, ognuna delle quali, nel giorno e nell’ora prestabilita, partendo in processione dalla chiesa di appartenenza si reca al Duomo per l’adorazione solenne della Eucaristia. Questo rituale, che gli ennesi chiamano “l’Ura” per via dell’ora di adorazione, si ripete nei giorni successivi fino all’ultima confraternita nella tarda mattinata del Mercoledì Santo. Nello stesso giorno intorno alle 14.00 viene portato in processione all’esterno del Duomo l’Ostensorio con l’Eucarestia e viene impartita la benedizione solenne a tutti i presenti.

Il momento culminante delle celebrazioni pasquali si ha nella giornata del Venerdì Santo; la città vive un momento carico di tradizioni in cui l’aggregazione sociale prende il primo posto nella vita dei cittadini e le parole d’ordine diventano: silenzio, rispetto, commemorazione e religiosità in una partecipazione quasi totale. Già dal primo pomeriggio il traffico cittadino si ferma completamente. Verso le 17 le Confraternite, partite in processione dalle proprie chiese, giungono al Duomo e lì incominciano a comporsi tutte assieme per la processione che evoca il corteo funebre di Cristo.
I confrati incappucciati che, in rigoroso ordine prestabilito ed in assoluto silenzio, precedono le “Vare” del Cristo morto e della Madonna Addolorata sono più di duemila, e danno luogo ad un lungo e mesto corteo funebre che attraversa le strade principali della città. Le Vare vengono portate con passo cadenzato sulle note delle marce funebri eseguite dalle bande che intermezzano la lunghissima processione. Il suggestivo corteo partito dal Duomo arriva, dopo diverse ore, al cimitero, lì viene impartita ai fedeli la benedizione con la croce reliquario contenente una spina della corona di Cristo; poi, già in tarda serata, ritorna indietro. Lungo la via del ritorno viene ridotta al minimo la normale illuminazione cittadina per lasciare posto alle fiaccole portate a mano dai confrati e disposte lungo il percorso. Il ritorno è ancora più mesto, l’atmosfera diventa irreale, il silenzio assoluto lascia posto solo al rumore dei passi che scandiscono il tempo del lutto e della riflessione. La processione finisce a notte inoltrata quando l’Addolorata dopo aver accompagnato la Vara del Cristo morto presso la chiesa del SS. Salvatore ritorna nella propria passando tra i confrati inginocchiati.
I riti della Settimana Santa, proseguono la Domenica di Pasqua con la cerimonia detta “a Paci”, quando, tra due ali di folla, e un festoso suono di campane, nella piazza adiacente al Duomo, le statue del Cristo risorto e della Madonna si incontrano e trionfalmente vengono portate all’interno della chiesa, dove rimangono esposte alla venerazione dei fedeli per una settimana.

La domenica successiva alla Pasqua, detta domenica in Albis, nei pressi del Castello di Lombardia, dalla sommità della Rocca di Cerere, il vicario foraneo della città accompagnato in processione dai fedeli e dai confrati impartisce la solenne benedizione ai campi sottostanti. La processione, quindi, si avvia verso il Duomo, sostando prima in Piazza Mazzini, dove si da vita alla tradizionale ed ultima cerimonia, detta “la Spartenza”, in cui le Confraternite ritornano in possesso dei rispettivi Fercoli (del Figlio risorto e della Madre) e li riconducono nelle chiese di appartenenza, a simboleggiare il necessario distacco per la conclusione terrena della missione di Cristo che ritorna al Padre.